Prometeo, la luce, la fiamma. Il «civilizzatore», il salvatore dell’umanità attraverso il dono della tecnica. Il titano fu, per l’uomo, la sua prima accademia: il battesimo del fuoco, la prova iniziatica, l’elevazione dal rango di bestie, invise agli dèi, a esseri a loro forma e somiglianza. Anzi, «dèi mortali» capaci di superare, intimorire, talvolta ferire gli immortali. O scacciarli, in Irlanda, per diventare i padroni stessi della Terra.
Prima di Prometeo, i sogni dell’uomo erano puramente fisiologici, come la vita stessa. Il titano ci insegnò a leggerli e a profetizzare il futuro. Iniziammo, così, a raccontare paure e aspirazioni attorno alla fonte delle medesime: il fuoco. Iniziammo, così, a narrare storie.
La luce ci consente di scrutare nell’oscurità della notte come della mente; di squarciare le tenebre e il velo di Maya; di rischiarare il sentiero e la verità. Rivelare: questo il senso ultimo della prometeizzazione umana. È un potere terribile e meraviglioso, capace di deicidio e deificazione. La scrittura dovrebbe incarnare tale potere.
Il narratore è uno sciamano. È aedo, vate, bardo. È oracolo, profeta, antenna.
Egli estirpa la materia oscura che lo inabita per farne una stella: la storia.
Racconta per illuminare i reconditi anfratti di questo vecchio mondo.
Racconta per illuminarsi.
Et scripta fiat lux – e sia fatta la luce attraverso la scrittura. Accademia Prometeica vuole essere un luogo in cui non ci si limiti ad apprendere l’arte della narrazione come una lingua morta, ma come uno strumento di comprensione – e dominio – della realtà. Narrare non significa soltanto esprimersi, ma affermare una visione del mondo: la propria. È un atto di pura volontà creatrice.
Nell’Accademia si insegna la techné. L’ostetrica del difficoltoso parto artistico.
Scrittura è comunicazione, come ogni forma d’arte, o masturbazione. La tecnica è il modo in cui si declina tale comunicazione; è la lingua franca che accomuna autore e lettore; è la forma visibile che prendono i moti dell’animo.
Scrivere è un viaggio in terra incognita. Nel ventre della balena. Nella Giudecca, nell’Empireo.
Dal mondo ordinario a quello straordinario della psiche. Dallo status quo di una vita precaria ai pericoli dell’ignoto. Alla disperata, talvolta inconsapevole ricerca di una guarigione. Di nuovi occhi. Di nuovi equilibri.
È la quest per l’elisir, o il Santo Graal, che trasfigura ogni cosa. È il ritorno del sovrano nella terra natia, dopo innumerevoli battaglie, per salvare il regno dagli usurpatori.
… Non è cosa da tutti.
Per chi ritiene di non aver nulla da imparare, o che non vi sia nulla da insegnare.
Per chi pretende di decidere cosa sia ammissibile scrivere, o pensare.
Per chi si abbevera alle fonti altrui, perché non crede in sé stesso.
Per chi è incapace di verità, ritenendo che ve ne sia una soltanto.
Per i gretti, gli indolenti, i timorati, i velleitari; i fatalisti, i moralisti, i semicolti, i gregari…
Lasciate questi lidi. E per gli altri:
benvenuti all’accademia.